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Gennaio e la sindrome del post vacanza

Gennaio e la sindrome del post vacanza

  • 12 gennaio 2017

Il 9 gennaio sancisce il giorno del rientro un po’ per tutte le categorie di lavoratori: operai, impiegati, commesse, insegnanti, studenti e così via. In tutta Italia c’è un vero e proprio esodo al contrario, in cui la mèta non è più la montagna o il mare o le grandi città d’arte ma, metaforicamente parlando, la scrivania. Un triste destino che tocca più o meno tutti, anche se lo spirito del rientro non è sempre lo stesso. Ecco un elenco semi-serio delle casistiche più strane che vi possono capitare:

  • Il disperato: il primo è il “tipo” più famoso, quello che non si rassegna, colui il quale lavora solo per andare in vacanza, la persona che a dicembre sta già contando i giorni di ferie e i ponti dell’anno successivo, che non mancherà di comunicare a tutti con un sorriso beato o con un pianto inconsolabile, in base al risultato. Ecco: se ci riuscite, state alla larga per qualche giorno da questa persona. Stare in ferie piace a tutti, ma vivere solo in funzione di esse è quantomeno limitante! Magari potreste aiutarlo ad uscire dal suo tunnel di tristezza facendogli riscoprire la gioia del rivedere i colleghi;
  • L’entusiasta: ad ogni disperato corrisponde un entusiasta, in quasi tutti i luoghi di lavoro. Quella persona che, quasi inspiegabilmente, rientra in ufficio con gli occhi che brillano, canticchiando e sorridendo ad ogni persona che incrocia sul suo tragitto. I Pollyanna della situazione. Se non è divertente trovarsi a fianco di una persona che passa le ore lavorative piangendo, può essere piuttosto stressante anche vivere con il carnevale di Rio in costante svolgimento. L’entusiasmo è una bellissima cosa, ma c’è un limite a tutto;
  • L’organizzato: sono finite le ferie? No problem! Ci sono tantissime attività da fare, in ogni caso. Magari non si può partire per un viaggio transoceanico, ma perché non regalarsi un week end fuoriporta? O iscriversi al corso di acqua gym? O esplorare la scena del teatro underground? O scoprire il burraco on line? Insomma: qualunque cosa va bene pur di passare il tempo. Un compagno di sicuro molto divertente per vivere qualche ora in compagnia, magari un po’ più impegnativo per la vita di tutti i giorni, soprattutto quando vuole costringere anche voi a provare tutto il provabile. A volte anche annoiarsi sul divano non è male!
  • L’apatico: era triste prima delle ferie, è triste dopo le ferie. Di quella tristezza mista ad apatia latente, sotterranea, quella sensazione che gli fa dire “mi va bene tutto ma non mi va bene niente”. Dante ha creato un girone dell’Inferno appositamente per gli accidiosi. Serve domandarsi il motivo?

Abbiamo voluto un po’ esagerare con le definizioni, ma siamo sicuri che in un paio di casi avete rivisto qualche collega o qualche amico per cui le ferie, nel bene o nel male, sono un po’ una malattia. Una categoria a parte è quella formata da chi le ferie non le vede mai o solo raramente: a tutti i lavoratori autonomi, a chi autonomo non è da contratto, ma che deve comunque essere sempre sull’attenti, a chi fa turni su turni anche nei giorni festivi e soprattutto ai genitori, reperibili 24 ore al giorno 7 giorni su 7, a tutte queste categorie va la nostra più sincera simpatia e stima. Ma anche aggiungendo questa ulteriore casistica, siamo sicuri, la lista delle tipologie dei post-vacanzieri  potrebbe essere di sicuro molto più lunga. Un’ultima raccomandazione: se non riuscite ad individuare nella vostra cerchia di amici o colleghi nessuna delle tipologie che vi abbiamo illustrato, iniziate a farvi delle domande: o siete molto fortunati, o siete proprio voi uno dei fulgidi esemplari appartenenti a una delle specie descritte. A buon intenditor…

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