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Albergo le Macinaie: le mille sorprese della Toscana del Sud

Albergo le Macinaie: le mille sorprese della Toscana del Sud

  • 19 maggio 2016

Finalmente è arrivata la primavera, il momento migliore dell’anno per godersi i meravigliosi panorami offerti dalla Toscana Sconosciuta. È con questo spirito che vi vogliamo accompagnare a conoscere Enrico, l’entusiasta responsabile dell’Albergo le Macinaie di Castel del Piano, in provincia di Grosseto. La stagione è davvero perfetta per visitare il Monte Amiata con la sua spettacolare faggeta,  la Val d’Orcia, un parco naturale talmente ben conservato da meritare il titolo UNESCO di Patrimonio dell’Umanità e la maremma con le sue distese campagne.

Enrico ci accoglie con un sorriso e, ancor prima di entrare, inizia a raccontarci con orgoglio la storia dell’edificio. Quello che oggi vediamo davanti ai nostri occhi era una volta un piccolo mulino, uno dei tanti che costellavano questa zona, adibito alla lavorazione di castagne, olive e faggiola. Quella struttura originaria, negli anni ‘50, diventò poi una casetta a servizio di sciatori nei mesi invernali e fungaioli in quelli estivi, per poi trasformarsi recentemente in Albergo le Macinaie, grazie alla ristrutturazione amorevole della famiglia di Enrico.

Fin dal nostro arrivo avvertiamo subito l’atmosfera speciale racchiusa in questo hotel, una sensazione unica di calore e accoglienza. Enrico ci racconta che è proprio questo uno degli aspetti più importanti curati dallo staff: il piacere di stare con la gente, infatti, è da sempre stato il motore di quest’attività di famiglia, in cui tutti, dai fratelli ai cugini, si sono divisi i compiti tra hotel e ristorante per offrire ospitalità e accoglienza non solo ai turisti ma anche agli abitanti della zona, che spesso pranzano o cenano qui.

Approfittiamo di questa affermazione per farci accompagnare alla sala ristorante, dove visioniamo il menù, ricco di portate tipiche del Monte Amiata, prima fra tutte la famosa Zuppa di Funghi, una pietanza a base di fagioli, cipolla, sedano e uovo in camicia, ispirato al piatto della Maremma ma riadattato all’uso con gli ingredienti della zona. Ma scorrendo i piatti, dai primi ai secondi, per finire con i dessert, c’è da far venire l’acquolina in bocca a chiunque: l’Acquacotta, i Cureggioli, la tipica pasta all’uovo della zona, l’antico Peposo, pregiato piatto rinascimentale di spezzatino di manzo cotto con il vino rosso, pepe in grani e molto aglio, dalla fragranza e i profumi inconsueti, il filetto al lardo di Cusona con cappella di porcino, i dolci a base di farina di castagne accompagnati da mirtilli e lamponi oppure la torta ricciolina a base di pasta frolla con cioccolato e uovo.

Solo a sentir parlare di tutti questi succulenti piatti verrebbe voglia di soggiornare presso le Macinaie anche solo per chiudersi nel ristorante e non uscirne più, ma Enrico ci assicura che sarebbe un vero peccato. Le attività da fare e i posti da visitare nei dintorni sono davvero imperdibili. Tra passeggiate a piedi, trekking, orienteering, nordic walking, in bici, in quad o a cavallo alla scoperta del Monte Amiata, infatti, gli amanti della natura non hanno che da scegliere il passatempo preferito! Ma anche chi è in cerca di tranquillità può vivere momenti speciali: per gli appassionati di yoga e meditazione, ad esempio, il Centro tibetano di Merigar propone training internazionali, mentre per chi è in cerca di puro relax, i dintorni offrono ben cinque rinomati centri termali, fra cui San Filippo con la sua balena bianca, la famosa cascata di acqua sulfurea.

Ma non è finita qui! Enrico ci racconta che anche chi è in cerca di mete culturali non rimarrà deluso. Vicino all’hotel, infatti, si trova un rinomato centro minerario visitabile su un trenino grazie all’esperta guida di vecchi minatori. Oppure si può scegliere di scoprire i deliziosi borghi storici della zona, come Abbazia San Salvatore, che custodisce la prima Bibbia tradotta dall’aramaico in latino dell’VIII secolo, o Santa Fiora, con le sue ceramiche robiane, il giardino botanico e la sorgente del Fiume Fiora, o ancora Arcidosso e il Castello di Radicofani di Ghino di Tacco, citato da Dante per le sue razzie tra Siena e Orvieto.

Dalla nostra chiacchierata ci risulta subito chiaro il motivo per cui questo albergo sia così amato dai suoi avventori: la cordialità di Enrico in primis, ma anche di tutto il resto dello staff non è assolutamente una cosa ordinaria: le attenzioni e la gentilezza che ci vengono riservate sono davvero speciali. Dopo un ultimo giro tra i luminosi corridoi e le deliziose stanze dell’hotel, il nostro Cicerone ci riaccompagna alla macchina e non possiamo fare a meno di fermarci ancora un momento ad ammirare i boschi che circondano la struttura. Qui Enrico ha un’ultima sorpresa per noi: come se non bastassero le attenzioni che riserva agli ospiti, ci racconta che spesso, per stupire i clienti più romantici e amanti della natura, organizza divertenti pic nic sotto le querce, in cui unire in un’unica esperienza i sapori della Valle con le sue bellezze paesaggistiche.

Siamo così catturati dal suo entusiasmo e dalla bellezza mozzafiato di quei luoghi che scendiamo dal pianoro quasi in completo silenzio, godendoci ancora per qualche istante la magia della Val d’Orcia. Tornare alla vita di tutti i giorni sarà un po’ più difficile dopo aver visto quello che riserva il territorio del Monte Amiata, ma ci rincuoriamo con la consapevolezza di aver scoperto una nuova destinazione per il prossimo viaggio di piacere, un luogo unico dove rifugiarsi per ricaricare completamente il corpo e lo spirito!

 

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